Archivi annuali: 2016


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Cenerentola anoressica. Tre appunti su arte visiva e lingue grasse.

Cenerentola anoressica* Tre appunti su arte visiva e lingue grasse. di Pasquale Polidori     La parola (…) immagine. Nella fiaba di Perrault, come in tutte le altre versioni, Cenerentola partecipa al ballo principalmente a costo di una mutazione. Non è pensabile che lei vi arrivi così com’è, con i suoi cenci addosso e la puzza di cucina: dal vestito alle scarpe al suo corredo di cavalli e valletti, che in realtà sono sorci e lucertole, tutto deve essere trasformato. Anche l’identità della fanciulla va perduta, e lei entra nel palazzo spacciandosi per principessa senza nome, una principessa incognita che non ha più nulla di sé né del contesto in cui si svolge la sua esistenza quotidiana. Cenerentola partecipa al ballo per due sere di seguito. La prima volta le va bene ed esce dal palazzo ben prima di mezzanotte. Ma al secondo ballo, quando la poverina si attarda fra le lusinghe e i luccichii, l’incantesimo le scade appena fuori dalle porte del salone regale, mentre ancora non è uscita dalla reggia, e nella fretta di sparire perde la scarpetta e si ritrasforma, da principessa in semplice ragazza. Fu domandato alle guardie di palazzo se avessero visto uscire una principessa; […]


Quali spettri?

La nuova sistemazione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma ha suscitato molte polemiche e risentimenti, soprattutto da parte degli storici dell’arte. L’allestimento dal titolo Time is Out of Joint infatti, senza troppo spiegare o approfondire le conseguenze di un tale gesto, si sbarazza di ogni ragione storica, sia relativamente alle opere che alla collezione, mescolando tempi, scuole e correnti artistiche, e accostando le opere sulla base di criteri che sono diversi di sala in sala, e che nessun apparato curatoriale si incarica di esplicitare. C’è una evidente insofferenza per la didascalia e il pannello descrittivo, orpelli d’arredo e d’intelletto, e le opere sono date nella loro nuda presenza, a indubbio vantaggio del colpo d’occhio che si gode all’ingresso di ogni sala. Nelle ariose e luminose sale bianche, i nessi in certi casi si intuiscono immediatamente, in altri casi restano misteriosi; ed è come navigare per le pagine di google o forse, in sogno, lasciarsi andare alle associazioni e ai ribaltamenti che una coscienza intorpidita rilascia in libertà. Il più delle volte, va detto, si tratta di un inconscio ansioso di pulizia e nominalistico, che non fa altro che mettere le etichette anche quando fisicamente non le dispone sotto forma […]

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There are as many Hamlets…

Oscar Wilde, The critic as artist, 1891 (Il critico come artista, traduzione: Alessandro Ceni, Feltrinelli, 1995)  


Una domenica Fuori Tutto

Una domenica Fuori Tutto di Pasquale Polidori La danza di Pollock. Le iniziative curatoriali del collettivo artisti§innocenti non sono mai scontate. Aperte alla collaborazione di numerosi altri artisti e pochi curatori amici, e basate principalmente sull’assunzione di uno spazio pubblico come elemento semantico aggregativo e ispirativo — uno spazio che di per sé non ha finalità espositiva, ma che anzi avrà il compito di innervare, del suo proprio significato e funzione, dei suoi limiti e delle sue aperture, la presenza artistica che vi prenderà dimora; per una sera o per qualche settimana — tali iniziative sono tanto indefinite nei dati di partenza, quanto fluttuanti negli esiti, sempre aperti a ripensamenti e soluzioni dell’ultimissimo minuto. La procedura che caratterizza le operazioni di questo vivace collettivo, attivo a Roma da qualche anno, è infatti quanto di più distante si possa immaginare dalla staticità deduttiva che è propria di certi progetti artistici studiati a tavolino e delineati prima della loro stessa realizzazione. Quel che il collettivo sembra ricercare, invece, è il continuo movimento del fare; la direzione sempre provvisoria del discorso, impostato su principi volutamente effimeri e rispondente più agli stimoli occasionali della situazione concreta che non a una prefissata organizzazione progettuale; e, […]

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Alberto Zanazzo, BOTH LINE – La commedia dell’arte

    Teatro, teatrino e critica d’arte in un’opera di Alberto Zanazzo. di Pasquale Polidori con note di Alberto Zanazzo.   Amleto – E il dramma recitato sarà il mezzo per catturar la coscienza del re.                         (Amleto, Atto II, Scena 2) (1)       L’azione si svolge in un teatrino. In un ambiente completamente al buio, dove risuona un concerto di grilli(2), il fascio luminoso di una torcia si muove ad indagare i contorni di una parete bianca, forse uno schermo posto sullo sfondo, frontale, vuoto e limitato dall’oscurità, su cui il cerchio di luce si fa abbagliante e piatto, e riflettendosi rivela la forma incerta di uno spazio scenico, tra due quinte nere e un segmento di soffitto rosso. Si capisce che siamo in un teatro, a sipario levato e palcoscenico vuoto. E quel fondale puramente bianco, come un foglio di carta pronto a qualche scrittura o gioco d’ombre, inevitabilmente richiama le associazioni di sempre tra teatro e coscienza; visione e illusione; pensiero, sogno, astrazione e metafisica; infine, luce, proiezione e conoscenza. Come se ogni teatro fosse sempre la stessa platonica caverna, dove si sta in attesa che appaia qualche profilo di seconda mano: una percentuale […]


Fabio Pistillo, Fine del paesaggio.

  Pittura postmediale di Francesca Gallo La pittura dialoga da sempre con le immagini riprodotte, ma nel XX secolo tale scambio si è fatto più intenso e articolato: i prelievi verbali e visivi del collage, dal cubismo al surrealismo, i molteplici usi dei rotocalchi in ambito New Dada, le composizioni verbovisive la citazione di loghi, marchi e icone mass mediali dalla Pop Art all’appropriazionismo delle ultime decadi… Gli ultimi lavori di Fabio Pistillo (Roma 1973) si innestano su questa ramificata tradizione che ha trasformato il dipingere in citazione ironica, scrittura, cancellazione, mascheramento di figure preesistenti; che ha usato la pagina stampata come supporto dialogante con la composizione sfruttando le trasparenze del medium. I lavori esposti in Fine del paesaggio, infatti, giocano sul contrasto tra l’assenza di un titolo che faccia da giuda alla comprensione – secondo un rigoroso approccio concettuale – e l’ammiccare ironico di elementi figurativi per lo più derivanti da ritagli di carta: dal cavalluccio a dondolo del libro per l’infanzia ai modelli calligrafici degli abecedari scolastici, dalle riproduzioni di quadri ai dettagli fotografici. Tali elementi vengono per lo più acquisiti digitalmente dall’autore e, stampati, diventano il supporto per interventi pittorici in cui la matericità del collage è […]

F. Pistillo Fine del paesaggio 2016. Stampe digitali ritoccate applicate su pannello di mdf dipinto ad acrilico opaco cornice di legno 101 x 70 cm. ph. G. Benni particolare