Fabio Pistillo, Fine del paesaggio.



F. Pistillo Fine del paesaggio 2016. Stampe digitali ritoccate applicate su pannello di mdf dipinto ad acrilico opaco cornice di legno 101 x 70 cm. ph. G. Benni particolare

 

Pittura postmediale

di Francesca Gallo

La pittura dialoga da sempre con le immagini riprodotte, ma nel XX secolo tale scambio si è fatto più intenso e articolato: i prelievi verbali e visivi del collage, dal cubismo al surrealismo, i molteplici usi dei rotocalchi in ambito New Dada, le composizioni verbovisive la citazione di loghi, marchi e icone mass mediali dalla Pop Art all’appropriazionismo delle ultime decadi…

Gli ultimi lavori di Fabio Pistillo (Roma 1973) si innestano su questa ramificata tradizione che ha trasformato il dipingere in citazione ironica, scrittura, cancellazione, mascheramento di figure preesistenti; che ha usato la pagina stampata come supporto dialogante con la composizione sfruttando le trasparenze del medium.

I lavori esposti in Fine del paesaggio, infatti, giocano sul contrasto tra l’assenza di un titolo che faccia da giuda alla comprensione – secondo un rigoroso approccio concettuale – e l’ammiccare ironico di elementi figurativi per lo più derivanti da ritagli di carta: dal cavalluccio a dondolo del libro per l’infanzia ai modelli calligrafici degli abecedari scolastici, dalle riproduzioni di quadri ai dettagli fotografici. Tali elementi vengono per lo più acquisiti digitalmente dall’autore e, stampati, diventano il supporto per interventi pittorici in cui la matericità del collage è assente. La pittura compre, cancella, nasconde e il velo del colore che trattiene il segno del pennello si fa schermo alla vista, muro.

Dal tassello risparmiato, sorta di incongrua finestra, o dalle raffinate trasparenze evanescenti, si intravede appena un barlume di figurazione, unico appiglio per esplorare un territorio che non è dato conoscere, solo tramite l’immaginazione.

Nel brulicare di stimoli visivi dell’età contemporanea, la pittura di Pistillo sembra lottare palmo a palmo per trovare il proprio spazio locutorio, a scapito della fotografia e dell’illustrazione. Dipingere significa azzerare e ottundere l’universo iconico che affolla addirittura la dimensione notturna della creatività.

Francesca Gallo, Roma aprile 2016

 

F. Pistillo Fine del paesaggio 2016. Stampe digitali ritoccate applicate su pannello di mdf dipinto ad acrilico opaco cornice di legno 101 x 70 cm. ph. G. Benni rid


F. Pistillo Fine del paesaggio 2016. Stampe digitali ritoccate applicate su pannello di mdf dipinto ad acrilico opaco cornice di legno 101 x 70 cm. (foto: G. Benni)

 

 

F. Pistillo S.T. 2016. tecnica mista su mdf 101 x 70 cm. ph. G. Benni rid


F. Pistillo S.T. 2016. tecnica mista su mdf 101 x 70 cm. (foto:: G. Benni)

 

Un paesaggio di meno

di Pasquale Polidori

Pura lontananza e figura geografica interamente costruita dallo sguardo, il paesaggio è il luogo soggettivo dove si fa esperienza della vicinanza e della lontananza, e cioè della propria posizione in un punto lontano, un’altezza frontale guadagnata allo sguardo e in cui lo sguardo la fa da padrone. La libertà di cui gode lo sguardo al cospetto di un’ampia veduta è senz’altro fonte di una meraviglia vecchia quanto il mondo, ma dal punto di vista della rappresentazione artistica, questa libertà, intesa come una condizione estetica e morale, è il frutto della autoconsapevolezza del soggetto moderno, il soggetto che ha accettato di distaccarsi e che ha riconosciuto una conoscenza possibile nei soli termini (tragici) di una separazione: l’ingresso e la fortuna del paesaggio nella pittura va di pari passo con la progressiva emancipazione dell’oggetto artistico da una dimensione esclusivamente cultuale; e il riposizionamento dello sguardo (dal celeste al terrestre) sappiamo che è costato un investimento emotivo, culturale, sociale, intellettuale, economico che ha trasformato l’oggetto stesso in oggetto di culto – chiudendo il cerchio e, per dire, riaprendo gli altari.

I paesaggi più ricercati sono quelli dove lo sguardo può spaziare e la distanza articolarsi in profondità, dispiegandosi tra barriere e aperture, e dandoci esperienza del ‘lontanissimo’. Lo sguardo ama le cose lontane: per esempio il punto più alto di una collina è detto ‘belvedere’, e il godimento che riserva il microscopio è esattamente quello di tradurre in paesaggio distinto e articolato (di mettere a distanza) una vicinanza che a occhio nudo regala solo superfici piatte.

In più, se mi avvicino troppo al paesaggio o se addirittura ci finisco dentro, il paesaggio scompare. Intoccabile e inagibile, pena la sua perdita, il paesaggio sta semplicemente di fronte a chi guarda e gli rimanda tutta la sua distanza. Nei confronti del paesaggio noi non possiamo che far valere la nostra posizione distanziata e un potere tutto mentale di interpretarlo, di immaginarlo e di giudicarlo appropriandocene con lo sguardo.

Un paesaggio quando è bello finisce sulla bocca di tutti e merita di essere segnalato sulle guide e protetto dalle autorità, recintato, illuminato e regolamentato, inserito in un catalogo di bellezze senza tramonto: così salvaguardare un bel paesaggio è, alla lettera, salvare all’avvenire la possibilità di uno sguardo su di esso. Manifestatosi attraverso una distanza, il bel paesaggio spazialmente e moralmente definisce chi lo guarderà in misura del suo rapporto a distanza con esso, che sia di indifferenza, desiderio, compassione, dispiacere, imitazione, frustrazione, attenzione, dialogo. Il bel paesaggio ha la forza per muovere tutti questi sentimenti, sempre a condizione che lo si guardi rispettando la propria posizione distanziata.

Caratteristica del bel paesaggio è che per esso la distanza è una questione di vita o di morte: più sguardi cattura e distanze moltiplica, più si assicura una sopravvivenza come bel paesaggio. Il bel paesaggio non può rischiare un avvicinamento, deve tutelare la sua complessità fatta di evidenza e di sipari. Campare alle spalle di un soggetto messo a distanza dalla sola sua presenza frontale: questa in altri termini la specialità paradossale del bel paesaggio, di allontanare gli sguardi da cui essenzialmente dipende, tenendo fuori chi lo nutre e negandogli intervento e partecipazione. Questa, come si sa, è la condizione di chi guarda un bel paesaggio, una condizione di esclusione su cui i romantici hanno pianto.

Questa caratteristica del bel paesaggio, in un ribaltamento di classica impronta psicanalitica, può condannarlo al rigetto, all’antipatia e all’odio da parte di chi è costretto a questa “frontalità” senza soluzione, una specie di vuoto invalicabile, un fosso nebbioso che non si può (che) saltare (e chissà che nasconde…).

In fondo, nell’esclusione e nella separazione c’è già il germe della critica e di un dialogo serrato, e tutto sta a rendersene conto e a curare questa distanza in modo che, casomai si svuotasse di linguaggio, non si traduca in un’immediata e irriducibile opposizione, un bivio inaccettabile fra contemplazione e indifferenza.

Un’azione critica verso il bel paesaggio è di sicuro l’unico modo per evitare quel bivio, e che consiste precisamente nel coltivare il fosso nebbioso, nell’esplorare quella distanza: uno sguardo ritardato e alla ricerca di ostacoli e deviazioni, forse uno sguardo che non ha fretta di arrivare all’immagine, e un’immagine che non si offra nell’aspetto di una lontananza intrattabile quanto inservibile; magari un’immagine di meno.

 

Fabio Pistillo s.t. (neri) x3 tempera su carta di rivista ritagliata- 40x30 cm


F. Pistillo s.t. (neri) 2016 tempera su carta di rivista ritagliata- 40×30 cm ognuno

 

fabio pistillo collage e tecnica mista su carta di rivista 40x30 cm


F. Pistillo s.t. 2015 collage e tecnica mista su carta di rivista 40×30 cm

 

Glossario per ‘fine del paesaggio’

di Pasquale Polidori

paesaggio = unità di vista; insieme consistente di linee e figure in uno spazio definito a destra e a sinistra, in basso e in alto; intero; desiderio; distanza incolmabile; abbraccio ottico; confine mobile; relazioni a distanza; passeggiata; cartolina; stanza ammobiliata; collina con chiesetta; fiume con alberi; discorso; strada cittadina; sussidiario della scuola elementare; racconto persistente in età adulta; comprensione del tutto; da lontano.

fine = conclusione; puntatura; ritaglio; copertura; sospensione; bordo sconfinato al suo interno; participio passato; discontinuità; sorta di alfabeto; parola nodo; lettera chiusa; porta; principio costruttivo.

fine del paesaggio = fine della visione distanziata delle cose; primato della prossimità e del dettaglio; rimozione del totale, per oscuramento o per ritaglio; schiacciamento del naso sul vetro e sfocatura dell’esterno; de-figurazione per passaggi mediali (vedi: medium); immobilità; nessuna figura; puro ricordo della figura; figura tagliata; mano senza corpo; cima senza tronco; porzione di cielo; all’angolo; piega di pittura; abisso del dettaglio; per esempio, emersione ingigantita di una lettera; perdita del racconto; frantume linguistico.

medium = processo di distanziamento; alterazione; artificio; snaturamento; maniera; fotocopia; riduzione; calco; sovrapposizione; misurazione; passaggio traduttivo; passaggio; verso stazione; nebbia; gradino; intersezione di materiali; china; matita; tecnica mista; strategia; accerchiamento del punto.

traslocazione = trasferimento improprio del ritaglio nel falso campo (non del tutto) delimitato (vedi: campitura); negazione del luogo; astrazione del luogo; perimetrazione assoluta del ritaglio; comunione del ritaglio al suo bordo ortogonale; bordo come sede; (nessuna sede, in realtà); equidistanza del ritaglio da se stesso; riposo.

campitura = falso campo; letto; piano giaciglio; finitura del vuoto; dall’alto in basso e viceversa; da destra a sinistra, e viceversa; viceversa fino alla copertura minuziosa del fondo; ricreazione del fondo in forma astratta; super sottofondo; mimesi del fondo; compreso il fondo; senza sfondi.

supporto = occorrenza della tradizione; scena stabilita; parzialità; convenzione; modulo; modello di esclusione; delimitazione per assenza; sostanza; tangibilità ottica; rivista ritagliata; foglio; pannello; retro.

pittura = trucco della superficie; messa a sostanza della superficie; messa a frutto della superficie; sotto superficialità; inganno; maquillage; otturamento; oscenità; velo; velatura; promessa non mantenuta; forma inversa dello sguardo; censura; abolizione; sipario.

cornice = teca; scatola; chiusura; definizione; spessore; tramite; stacco della figura per trasparenza; membrana concettuale; livello ulteriore; ombra laterale; altro materiale; materiale come precisamento di dimensioni; questione della profondità; pneuma; convocazione del ritaglio; tribunale; possibilità di giudizio; altare; traduzione del ritaglio in immagine votiva; appena distante.

Pasquale Polidori, maggio 2016

 

fabio pistillo s.t. (dittici) olio su carta filigranata (2 fogli A4). cm 46x60


Fabio Pistillo s.t. (dittici) 2016 olio su carta filigranata (2 fogli A4). cm 46×60

 

Fine del paesaggio comprende i lavori eseguiti da Fabio Pistillo (Roma, 1973) tra il 2015 e il 2016, ed esposti in una mostra curata da Francesca Gallo alla galleria Bruno Lisi AOCF58 di Roma dal 2 al 20 maggio 2016.

In Fine del paesaggio “il collage di illustrazioni ritagliate da libri, giornali, réclame, si innesta su ampie carte dipinte. Le forme sono talvolta palesi, altre volte quasi nascoste dalla pittura che, in questo modo, agisce come un filtro, le trasforma, in maniera talvolta sorprendente, ironica, ludica.

Il mondo infantile, infatti, è spesso evocato nelle composizioni di Fabio Pistillo data la predilezione per i libri illustrati, la bella grafia, il gioco di parole latente fra forma dipinta e collage, le cancellature che si fanno a loro volta immagine, i ritagli decontestualizzati. Su tutto però campeggiano i profili di un indefinito paesaggio naturale: alberi, colline, fiori si delineano quasi inevitabilmente nel campo dipinto, suggeriti appena da qualche frammento di figurazione, contorno lineare familiare. Da qui il titolo, che allude con leggerezza alla conclusione, o forse al sopravvivere, della pittura di paesaggio?” (dal comunicato stampa della mostra)