Archivi mensili: novembre 2016


Cenerentola anoressica. Tre appunti su arte visiva e lingue grasse.

Cenerentola anoressica* Tre appunti su arte visiva e lingue grasse. di Pasquale Polidori     La parola (…) immagine. Nella fiaba di Perrault, come in tutte le altre versioni, Cenerentola partecipa al ballo principalmente a costo di una mutazione. Non è pensabile che lei vi arrivi così com’è, con i suoi cenci addosso e la puzza di cucina: dal vestito alle scarpe al suo corredo di cavalli e valletti, che in realtà sono sorci e lucertole, tutto deve essere trasformato. Anche l’identità della fanciulla va perduta, e lei entra nel palazzo spacciandosi per principessa senza nome, una principessa incognita che non ha più nulla di sé né del contesto in cui si svolge la sua esistenza quotidiana. Cenerentola partecipa al ballo per due sere di seguito. La prima volta le va bene ed esce dal palazzo ben prima di mezzanotte. Ma al secondo ballo, quando la poverina si attarda fra le lusinghe e i luccichii, l’incantesimo le scade appena fuori dalle porte del salone regale, mentre ancora non è uscita dalla reggia, e nella fretta di sparire perde la scarpetta e si ritrasforma, da principessa in semplice ragazza. Fu domandato alle guardie di palazzo se avessero visto uscire una principessa; […]

ppolidori_cenerentolaanoressica_03

Bernhardt_Hamlet2

Quali spettri?

La nuova sistemazione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma ha suscitato molte polemiche e risentimenti, soprattutto da parte degli storici dell’arte. L’allestimento dal titolo Time is Out of Joint infatti, senza troppo spiegare o approfondire le conseguenze di un tale gesto, si sbarazza di ogni ragione storica, sia relativamente alle opere che alla collezione, mescolando tempi, scuole e correnti artistiche, e accostando le opere sulla base di criteri che sono diversi di sala in sala, e che nessun apparato curatoriale si incarica di esplicitare. C’è una evidente insofferenza per la didascalia e il pannello descrittivo, orpelli d’arredo e d’intelletto, e le opere sono date nella loro nuda presenza, a indubbio vantaggio del colpo d’occhio che si gode all’ingresso di ogni sala. Nelle ariose e luminose sale bianche, i nessi in certi casi si intuiscono immediatamente, in altri casi restano misteriosi; ed è come navigare per le pagine di google o forse, in sogno, lasciarsi andare alle associazioni e ai ribaltamenti che una coscienza intorpidita rilascia in libertà. Il più delle volte, va detto, si tratta di un inconscio ansioso di pulizia e nominalistico, che non fa altro che mettere le etichette anche quando fisicamente non le dispone sotto forma […]