Archivi mensili: maggio 2017


What-Is-the-Word_MG_0803

Ugo Piccioni, Crossworlds

  Sulla semplicità e radicalità di Crossworlds di Pasquale Polidori   Crossworlds è un insieme di opere dalla straordinaria pulizia formale, che corrisponde felicemente all’asciuttezza di un unico e coerente metodo operativo, consistente nell’incrocio, prima di tutto mentale e linguistico, di due parole o di due piccole frasi sulla pagina bianca. In seguito, la pagina assume la natura di una tela ripetutamente sbiancata ad acrilico, oppure quella di una lustra superficie di plexiglass dal biancore latteo; e in questo spazio, così rarefatto da risultare innaturale allo sguardo, la parola si situa, componendosi in ordinati caratteri luminosi che, nella successione misurata dei led, ricreano geometricamente quella dislocazione astratta della lingua precedentemente pensata, facendo sì che ognuna di queste brevi frasi spezzate e intersecate — incrocio di concetti o gioco di parole — si muti in un epifanico abracadabra. Si tratta di un esercizio dagli esiti puntualmente elementari i quali, proprio in questa lineare sinteticità, hanno qualcosa di definitivo e ineluttabile, che ci ricorda il gesto meditato di Lucio Fontana, quel taglio nella cui secca e brevissima durata vertiginosamente precipita il lentissimo girovagare del pensiero. Certo, in Crossworlds non c’è alcun gesto della mano e qualsiasi riferimento al corpo è del tutto […]


The legacy of allan kaprow. Parte III — Fine del muro (smercio dei mattoni).

SCOPRIRE IL SENSO DELL’ORDINARIETÀ L’eredità di Jackson Pollock Pur nell’inevitabilità di declinazioni eterogenee, capaci di lasciare aperta la scelta dei contenuti intellettuali e delle modalità di azione, Allan Kaprow, nel testo pubblicato su Artnews nell’ottobre del 1958, delinea la necessità di superare la deriva formalista innescata dalla pittura di Jackson Pollock, avviando una riflessione sulla complessità speculativa delle cose ordinarie, intesa come una sorta di cerniera tra una dimensione fisica e una dimensione mentale. Sul piano di una radicale orizzontalità entrambe si misurano continuamente con i propri limiti, come a suggerire che le coordinate del loro sviluppo sono dialetticamente correlate alla necessità di concatenamenti intermediali, dominati dall’imprevedibilità e dal probabilismo. Slabbrando i confini dell’una e dell’altra, si orchestra una commistione dinamica e fertile, nell’intento di suggerire una molteplicità interpretativa flessibile, mutevole, aperta, fluida, capace di eludere la produzione di significati slegati dall’immediatezza. Una salda coerenza concettuale e metodologica sposta l’attenzione sul flusso indistinto dell’esperienza quotidiana, rintracciando nella dissoluzione del sistema di valori tradizionali, la possibilità di un approccio differente, che permetta il recupero dell’originaria funzione dell’arte come funzione della vita. Nell’ibridazione di una nell’altra si attua quella fertile deterritorializzazione che, partendo dal potenziale performativo dei gesti quotidiani arriva all’affermazione di […]

tloak-aoc-14