Archivi mensili: febbraio 2019


Di me so tutto (tranne il nome). Ovvero: Fuga dal futuro. Per un boicottaggio della Storia dell’Arte. Conversazione con Ugo Brugnoli.

Non so se conosci Max Aub, lo scrittore spagnolo che ha scritto un libro che si chiama Jusep Torres Campalans, inventando una biografia di un personaggio spacciato per qualcuno realmente esistente. Lui è stato un surrealista che ha vissuto in Francia e anche in America. In Messico ha scritto questa biografia del tutto verosimile e dai tratti realistici, che però riguarda un personaggio di fantasia. E si è spinto fino a motivarlo nella realtà, questo personaggio, cioè a creargli una documentazione credibile nonché dei fatti concreti che ne testimoniano l’esistenza. E siccome il personaggio è quello di un pittore cubista, Aub ha dovuto fare delle mostre a suo nome, anche dipingendo, lui e la sua nipotina, i quadri di Torres Campalans, e in pratica inventandogli una vita. Questo è certamente un esempio assai particolare di invenzione del nome. Ma se si parla di pseudonimo, a me interessano anche tutti i casi obliqui, come per esempio Stephen King oppure Jane Austen. Queste diverse soluzioni hanno tutte a che fare con la questione del nome, che torna a porsi ogni volta che io adotto un nome, oppure faccio un’opera e cerco di pensare a quale personaggio può viverla questa cosa. Dei tantissimi […]

DI ME SO TUTTO, 2014

62-ARAZZI

Conferma di sensibilità. Conversazione con Francesco Impellizzeri.

Partiamo dalla musica. La musica è un terreno condiviso tra la tua pittura e la performance. Vorrei approfondire il modo in cui la musica, da elemento costruttivo della pittura è diventato anche un’occasione generativa per la performance. La musica è un elemento portante del mio percorso pittorico. Sono stato cresciuto dai miei genitori a suon di musica: mio padre con il violino e mia madre che, ancora oggi ottantasettenne, suona il pianoforte. Questa Musa ha influenzato i dipinti dall’85/‘86 fino a tutto il ‘90, quando iniziano le mie performance, partendo da una serie di quadri, presentati alla personale della Temple Gallery di Roma, in cui l’elemento musicale era centrale. Erano quelli gli anni in cui tu lavoravi con Carla Accardi? In realtà quei dipinti nascono qualche anno prima. Ho iniziato a collaborare con Carla Accardi alla fine dell’87, perciò a cavallo di quegli anni. Ma lei la musica proprio non la ascoltava; non voleva assolutamente che si ascoltasse musica mentre dipingeva. Eppure il suo lavoro ha una componente ritmica. Infatti lei diceva: La musica la faccio io con la pittura. Quando provavo ad accendere la radio, lei diceva: Spegni, spegni! La musica la distraeva. Invece per me è sempre stato […]