Archivi mensili: aprile 2019


KS THE MAN WHO SMILED TOO MUCH #08 The Man I Love

. . The Man I Love George Gershwin / Ira Gershwin   Someday he’ll come along The man I love And he’ll be big and strong The man I love And when he comes my way I’ll do my best to make him stay He’ll look at me and smile I’ll understand Then in a little while He’ll take my hand And though it seems absurd I know we both won’t say a word Maybe I shall meet him Sunday Maybe Monday, maybe not Still I’m sure to meet him one day Maybe Tuesday will be my good news day He’ll build a little home That’s meant for two From which I’ll never roam Who would, would you And so all else above I’m dreaming of the man I love . . https://www.facebook.com/ksthemanwhosmiledtoomuch/  

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KS THE MAN WHO SMILED TOO MUCH #07 La vita è uguale per tutti

La vita è uguale per tutti. 1887. Nasce ad Hannover. Figlio unico. Nonno materno epilettico. Nonna materna industriosa. Nonno paterno collerico. Nonna paterna morta giovane. Madre, Henriette Beckemeyer, grande lavoratrice; sarta a tredici anni, poi a diciassette direttrice di un negozio di vestiti, a venticinque proprietaria del negozio. Padre, Eduard S., affetto da febbri nervose. Addetto alle decorazioni in un negozio di vestiti. Nel 1886, proprietario di una boutique per signora. 1894. A scuola abbastanza dotato. Ama il disegno e la scrittura. Continua a pisciarsi sotto nonostante l’età. Lo chiudono in bagno per spingerlo a controllarsi. Carattere malinconico. Saliva che cola inaspettatamente. 1897. Primo amore: Else R., vicina di casa, più grande di lui. Dapprima compagna di giochi. Poi non si vedono più: la madre di Else non vuole e la tiene in casa. Fissazione delle finestre di casa di Else. 1898. I genitori vendono il negozio e con il ricavato comprano cinque appartamenti, che garantiranno una rendita alla piccola famiglia. Primo soggiorno in campagna a Isernhagen. Realizza un piccolo giardino dietro casa: rose, fragole, collina artificiale e stagno. Recite teatrali. 1899. Else muore improvvisamente di setticemia. Lui nel suo letto ne vede il fantasma la sera prima di apprendere […]


KS THE MAN WHO SMILED TOO MUCH #06 Pronomi

Nomi e pronomi hanno un ruolo fondamentale nell’opera di Kurt Schwitters. Infatti Schwitters è stato un ‘nominatore’, ossia qualcuno che ha creato dei nomi nuovi e ha lavorato perché avessero un significato. Ci sono allora le opere ‘Merz’ e le opere ‘I’. Della parola “Merz”, disse: “La parola ‘Merz’, quando l’ho creata, non aveva nessun significato. Ora ha il significato che le ho attribuito. Il significato del concetto ‘Merz’ cambia con il cambiamento della conoscenza di chi continua a lavorare nel senso di questo concetto.” Dunque, dapprima arrivano i nomi e successivamente la sostanza che gli proviene dalla vita e dal lavoro. Senza il lavoro linguistico (e artistico, in generale), la materia non arriva al nome e il nome non arriva al senso. Ma vi è che il lavoro linguistico non è niente di rassicurante né di ragionevole. I pronomi, per esempio, fanno un gran casino! Le poesie che seguono sono entrambe del 1919, anno in cui fu coniata la parola ‘Merz’.   Pazzzo pazzzo mondo (Madd Madd World, 1919 circa. Da Jerome Rothenberg, Pierre Joris (a cura di), Kurt Schwitters poems performance pieces proses plays poetics. Exact change Cambridge 2002. Tradotta liberamente dall’inglese da P. Polidori) io tu lui […]

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KS THE MAN WHO SMILED TOO MUCH #05 I’ve Got a Crush on You

Da dove a dove si estendeva lo studio di Kurt Schwitters? Ricorda Hans Richter: “Un giorno che andavamo in tram al mio atelier di Grunewald, dove passava spesso la notte quando era a Berlino, vidi Schwitters affaccendarsi, le mani dietro la schiena, davanti alla porta che dava sull’interno del vagone. Gli chiesi cosa stava facendo, ma mi fece un segno nervoso. All’improvviso, benché non fossimo ancora arrivati a destinazione, saltò giù dal tram. Era inutile cercare di trattenere quest’uomo di duecento libbre; saltai anch’io. All’inizio non rispose alle mie proteste indispettite, poi a titolo di spiegazione mi mostrò fieramente la targhetta laccata ‘Vietato Fumare’ di venticinque centimetri che aveva svitato dalla porta con un piccolo cacciavite che portava sempre con sé. Per eventualità del genere aveva sempre su di sé un artistico armamentario da ladruncolo. Utilizzò la targhetta in un quadro Merz che rimase appeso alla parete del mio atelier fino alla mia partenza dalla Germania.” (Estratto dal libro Dada Profile, Arche 1958. Traduzione dal francese di Elio Grazioli. In E. Grazioli (a cura di), Kurt Schwitters, Riga 29, 2009, Marcos y Marcos) Il ladro di oggetti, che ovunque li raccatta in preda a un desiderio irrefrenabile di… Di che? […]


KS THE MAN WHO SMILED TOO MUCH #04 Zinnoberfest 7 gennaio 1928

7 gennaio 1928, Zinnoberfest (Festa del cinabro). All’inizio e finché non fu chiara la fama di Schwitters, Hannover non era certo di strada per gli artisti delle Avanguardie. Tanto che fu scontato per il berlinese Richard Huelsenbeck far valere la sua arroganza, e facilmente convincere i membri del circolo dadaista a non ammettere quel provinciale di Schwitters. Ma invece a Hannover c’era gente interessante e intelligente, e che sapeva anche divertirsi, come Käte Steinitz. Quando vi giunse nel 1918, con il marito scienziato Ernst e le due figlie Ilse e Lotti, a cui presto si aggiunse la terza figlia Beate, Käte aveva già studiato all’Accademia d’Arte di Berlino, e poi a Parigi alla Sorbona e alla Académie de la Grande Chaumière, nota per essere una scuola ispirata a principi anticlassici e liberali. Aveva un talento multiforme, che comprendeva le arti visive e la scrittura, sia poetica e narrativa che giornalistica. Sui giornali scrisse di vari argomenti, non tralasciando le automobili, visto che guidare era la sua passione, e adottò degli pseudonimi, come quello di Annette Nobody, tanto per sottolineare la sua ironia a vocazione internazionale. Käte strinse amicizia con Schwitters, e insieme lavorarono a svariati libri per bambini, per la […]

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KS THE MAN WHO SMILED TOO MUCH #03 Stairway to Paradise

  Stairway to Paradise (I’ll Build a Stairway to Paradise) (Ira Gershwin e Buddy DeSylva / George Gershwin) 1922 [Composta per la serie di varietà George White’s Scandals, spettacoli di varietà di grande successo di pubblico prodotti da George White, le esecuzioni più celebri restano due: quella di Georges Guétary inclusa in An American in Paris (Vincente Minnelli, 1951) e quella di Sarah Vaughan (1958). Il testo è un inno alla danza, celebrata come la strada più breve per raggiungere la felicità. Ma è anche una canzone che sottolinea la potenza irresistibile del desiderio assoluto di gioia, divenuto una forma di disciplina quotidiana: l’allenamento a essere felici. Anche mentre si dorme: When you’ve learned to dance in your sleep / You’re sure to win out. E a condizione di lavorare sulla propria anima: If you work it into your soul / You’ll get to Heaven. Anima, psiche, spirito, soggettività: la canzone infine consiglia di abbandonare la psicoanalisi e darsi alla danza!]   All you preachers Who delight in panning the dancing teachers, Let me tell you there are a lot of features Of the dance that carry you through The gates of Heaven. It’s madness To be always sitting around […]


KS THE MAN WHO SMILED TOO MUCH #02 Genja Jonas

Genja Jonas, l’autrice dei due ritratti più noti di Kurt Schwitters, pubblicati dall’artista nel numero 20 di MERZ, è stata una delle più apprezzate fotografe in Europa tra gli anni Venti e Trenta. Nata a Rogasen (attualmente Polonia) nel 1895, a partire dal 1918 ebbe uno studio a Dresda dove passarono alcuni tra gli artisti più rappresentativi dell’epoca, fra i quali oltre a Kurt Schwitters: il direttore d’orchestra Fritz Reiner; il poeta Theodor Däubler; l’attore Anton Walbrook, fra le prime star della cinematografia; lo scrittore e cabarettista Joachim Ringelnatz, una delle figure più eversive del panorama politico del tempo; il fotografo Walter Peterhans, noto per i suoi corsi al Bauhaus tra filosofia e fotografia; e la danzatrice espressionista Gret Palucca, che non fu l’unica danzatrice della quale Jonas documentò il lavoro. Durante la sua breve vita, ottenne dei riconoscimenti anche all’estero, giungendo a fotografare la famiglia reale inglese; e tuttavia la sua fama è legata ai ritratti della gente comune di Dresda, in particolare i bambini. Perseguitata dai Nazisti, a lei e al marito Alfred Günther, scrittore e giornalista, dal 1935 fu impedito di continuare a lavorare. Morì di cancro nel 1938, alla vigilia della progettata fuga in Inghilterra. Gret […]

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KS THE MAN WHO SMILED TOO MUCH #01 Il progetto al Macro Asilo

  KS THE MAN WHO SMILED TOO MUCH Una lezione-concerto, specialmente su Kurt Schwitters KS THE MAN WHO SMILED TOO MUCH è una lezione-concerto di storia dell’arte che si ispira alla suggestione esercitata dalla faccia sorridente di Kurt Schwitters, così come l’artista appare nelle foto che gli fece Genja Jonas nel 1926. Apprezzata per l’acutezza psicologica dei suoi ritratti, la celebre fotografa restituì un’immagine dell’amico caratterizzata da una vivida espressione di giovialità, pacifica e ottimista, distante tanto dal tormentato esistenzialismo espressionista, quanto dal furore degli atteggiamenti dadaisti, che del resto l’artista fece propri solo in parte, e con il beneficio di una personalissima interpretazione segnata dalla confluenza e dalla metamorfosi dei tanti linguaggi praticati. In verità, il sorriso di Kurt Schwitters rappresenta un’eresia anche al cospetto della eroicizzata intellettualità di molta avanguardia, che se da un lato demoliva la retorica classicista, dall’altro però instaurava un ideale estetico altrettanto dogmaticamente scolpito, e spesso non esente da rigide implicazioni morali. Schwitters, al contrario, ci offre un modello di soggettività improntato all’apertura verso l’imprevedibile, disponibilità a deviare dai percorsi stabiliti, e fiducia in una sempre possibile ricomposizione di banalità e disastri quotidiani (e storici), in funzione di una natura poetica, intesa a trasformare […]