KS THE MAN WHO SMILED TOO MUCH #02 Genja Jonas


Genja_Jonas_SelbstportratGenja Jonas, l’autrice dei due ritratti più noti di Kurt Schwitters, pubblicati dall’artista nel numero 20 di MERZ, è stata una delle più apprezzate fotografe in Europa tra gli anni Venti e Trenta. Nata a Rogasen (attualmente Polonia) nel 1895, a partire dal 1918 ebbe uno studio a Dresda dove passarono alcuni tra gli artisti più rappresentativi dell’epoca, fra i quali oltre a Kurt Schwitters: il direttore d’orchestra Fritz Reiner; il poeta Theodor Däubler; l’attore Anton Walbrook, fra le prime star della cinematografia; lo scrittore e cabarettista Joachim Ringelnatz, una delle figure più eversive del panorama politico del tempo; il fotografo Walter Peterhans, noto per i suoi corsi al Bauhaus tra filosofia e fotografia; e la danzatrice espressionista Gret Palucca, che non fu l’unica danzatrice della quale Jonas documentò il lavoro. Durante la sua breve vita, ottenne dei riconoscimenti anche all’estero, giungendo a fotografare la famiglia reale inglese; e tuttavia la sua fama è legata ai ritratti della gente comune di Dresda, in particolare i bambini.

Perseguitata dai Nazisti, a lei e al marito Alfred Günther, scrittore e giornalista, dal 1935 fu impedito di continuare a lavorare. Morì di cancro nel 1938, alla vigilia della progettata fuga in Inghilterra.

Genja_Jonas_-_Gret_Palucca_1930er-Jahre

Gret Palucca, che raccontò di aver danzato su un’aria del Trovatore al capezzale dell’amica, così ricordava l’intero giorno di lavoro fotografico nello studio di Genja Jonas: “Lavorammo tutto il giorno. Danzai su un unico pezzo finché il disco non cominciò a gracchiare. Non avrei potuto danzare senza musica. Non m’importava che fosse la stessa musica per ore e ore. Per entrambe fu una bella giornata. Poiché vennero fuori queste bellissime foto, tutte nello stesso giorno. C’era tra noi una qualche intesa, come talvolta accade. Entrambe ne eravamo affascinate.”

Dopo la morte, lo studio fotografico fu distrutto dai bombardamenti, e la distruzione dell’archivio fotografico di Jonas, con relativa e quasi totale scomparsa di tracce di un lavoro così prezioso, si annovera tra le maggiori perdite culturali causate dalla guerra.

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