KS THE MAN WHO SMILED TOO MUCH #05 I’ve Got a Crush on You


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Da dove a dove si estendeva lo studio di Kurt Schwitters?

Ricorda Hans Richter: “Un giorno che andavamo in tram al mio atelier di Grunewald, dove passava spesso la notte quando era a Berlino, vidi Schwitters affaccendarsi, le mani dietro la schiena, davanti alla porta che dava sull’interno del vagone. Gli chiesi cosa stava facendo, ma mi fece un segno nervoso. All’improvviso, benché non fossimo ancora arrivati a destinazione, saltò giù dal tram. Era inutile cercare di trattenere quest’uomo di duecento libbre; saltai anch’io. All’inizio non rispose alle mie proteste indispettite, poi a titolo di spiegazione mi mostrò fieramente la targhetta laccata ‘Vietato Fumare’ di venticinque centimetri che aveva svitato dalla porta con un piccolo cacciavite che portava sempre con sé. Per eventualità del genere aveva sempre su di sé un artistico armamentario da ladruncolo. Utilizzò la targhetta in un quadro Merz che rimase appeso alla parete del mio atelier fino alla mia partenza dalla Germania.” (Estratto dal libro Dada Profile, Arche 1958. Traduzione dal francese di Elio Grazioli. In E. Grazioli (a cura di), Kurt Schwitters, Riga 29, 2009, Marcos y Marcos)

Il ladro di oggetti, che ovunque li raccatta in preda a un desiderio irrefrenabile di… Di che? Non certo di possesso, e neanche per rivenderli e farsi qualche soldo sulla pelle dell’oggetto. No. Li raccatta per sottrarli al loro misero destino, offrendogliene un altro ben diverso, fatto di armonia e di equilibrio, di sensi senza significati. Non so perché, mi viene in mente Jean Genet. Forse perché in Genet c’è questa concezione del ladro come amante, e del rimorchio come furto. Se la mettessimo così: Schwitters andava in giro a rimorchiare oggetti. Se ne innamorava, se ne prendeva una cotta che gli dava ogni diritto su di essi. Il mondo era una primavera continua, un maggio di erotismo a fior di pelle. L’eccitazione raggiungeva il massimo per una targhetta di metallo avvitata su una porta, o per una scatola di legno buttata per strada, che avevano la grazia di un dettaglio irresistibilmente attraente: una parola stampata, o una decorazione banale che parlava della banalissima vita del mondo umano, e perciò infinitamente dolce. E questa cotta per le cose rimorchiate, così come non si poteva ricondurla a ragione, nemmeno aveva altro fine che non fosse la sensualità per/con l’oggetto. E infatti le opere di Schwitters hanno una sensualità particolarissima, che è quella delle forme materiali innamorate di sé stesse, pur senza alcuna vanità e frivolezza. Come Querelle era innamorato di sé, senza saperlo; e per questo scatenava il desiderio intorno a sé. E la trasfigurazione. Ecco cosa di Schwitters diceva Hans Arp: “Capiva quanto il progresso materialista snaturava l’uomo. La laidezza di questo cancro ha provocato in Schwitters la sua trasmutazione. In questa orribile macabra fioritura, la bellezza si fissava nelle sue forme e colori e moriva. Schwitters implorava con fervore una redenzione di questo mondo oscuro, di questa natura ammorbata. E la gioia, l’allegria assoluta trapassavano e trasformavano le immondizie.” (1948, apparso in ‘K. Revue de la Poésie’, n.3, Parigi, maggio 1949; ora in Jour effeuillés, Gallimard, Paris 1966. Traduzione di Elio Grazioli. In E. Grazioli (a cura di), Kurt Schwitters, Riga 29, 2009, Marcos y Marcos)

 

I’ve Got a Crush On You

(George Gershwin / Ira Gershwin)

1928

How glad the many millions
Of Timothy’s and William’s
Would be, to capture me
But you had such persistence
You wore down my resistance
I fell, and it was swell
You’re my big and brave and handsome Romeo
How I won you I shall never, never know
It’s not that you’re attractive
But oh, my heart grew active
When you came into view

I’ve got a crush on you, sweetie pie
All the day and nighttime, hear me sigh
I never had the least notion
That I could fall with so much emotion
Could you coo, could you care
For a cunning cottage we could share
The world will pardon my mush
‘Cause I’ve got a crush, my baby, on you

Could you coo, could you care
For a cunning cottage we could share
The world will pardon my mush
‘Cause I’ve got a crush, my baby, on you

 

Foto: Specchio-Collage, 1920-1922 circa, assemblaggio su specchio, 28,5×11 cm, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris.

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