Archivi mensili: maggio 2019


KS THE MAN WHO SMILED TOO MUCH #11 Il veleno delle cose

Il veleno delle cose. Nel primo numero di Merz, Holland Dada (1923), scrive Schwitters: “Le cose sono inserite nell’immagine o così come sono oppure modificate, a seconda di ciò che l’immagine richiede. Esse perdono il loro carattere individuale, il proprio specifico veleno, essendo valutate l’una di contro all’altra, e per via di una smaterializzazione esse diventano materiali per l’immagine.” È chiarissimo: la perdita del veleno per le cose del mondo (i materiali prelevati dalla realtà quotidiana) è la condizione del loro accesso al nuovo livello linguistico rappresentato dall’arte. Questo trasferimento si chiama ‘merzificazione’; merzificare un oggetto significa fare dell’oggetto un pezzo di espressione all’interno di un nuovo sistema/contesto di linguaggio; un nuovo gioco linguistico — o mondo dai confini tanto definiti quanto essenzialmente ridiscutibili — che scaturisce dalla merzificazione relativa di più oggetti, compresenti nell’immagine, nella scultura, nello spazio della stanza o, anche, nella bocca e nella testa dove gli oggetti (suoni, parole,…) merzificati si danno da fare a copulare. Prendiamo ad esempio un biglietto dell’autobus: qual è il veleno che esso dovrà perdere? Innanzitutto, la sua funzione: non potrà più essere usato, e gli si offre la possibilità unica di potersi emancipare dai suoi doveri commerciali, ossia dalla sua […]

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KS THE MAN WHO SMILED TOO MUCH #09 Togetherness, Arabesque, Fant.

Fin da quando fu rifiutato dal circolo dada di Berlino, grava su Schwitters l’accusa di essere un impolitico. Accusa infamante, dal momento che la finalità politica dell’arte è il principio che soccorre l’arte nei momenti di cupezza e miseria della politica, assicurando alla politica un belletto, e all’arte una facile sopportabilità. Le opere siano almeno opere buone; e le opere di Schwitters non erano buone né per i dadaisti berlinesi, né per i nazisti. Lo stigma lo accompagnò fino alla morte; e ancora oggi la riflessione su Schwitters fatica a evidenziare chiaramente il cambiamento di punto di vista messo in atto dall’artista a proposito del rapporto tra arte e politica. Nel panorama europeo, il modo stesso di operare di Schwitters rappresenta il caso più autentico di rivoluzione etica (se proprio si vuole a tutti i costi parlare di rivoluzione): ha spostato l’accento dall’essere al fare, mostrando come nel lavoro poetico si possa dissolvere la rigida soggettività imposta, come un destino inevitabile, dal linguaggio e, in particolare, dalle lingue storiche cosiddette naturali; ha mostrato lucidamente quanto l’arte non sia né questione dell’autore e né questione del pubblico, evidenziando il carattere radicalmente autonomo dell’espressione artistica; ha affermato un modello di artista totalmente […]

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