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C. Pietroiusti tradotto da F. Hornung, discussione – La linea d’ombra 27/01/19

Nella stanza detta ‘delle parole’ del Macro Asilo, il tema era: trauma uguale traduzione, e sullo sfondo c’era Beuys come un fantasma, drammaticamente proiettato da Mirc Zantor su un angolo della grande lavagna. Cesare Pietroiusti aveva messo a disposizione dei manoscritti di poesie giovanili, che sono un genere quasi sempre di afflizione. Anche per questo evidentemente, i fogli erano pieni di pentimenti, cancellature e correzioni. Frank Hornung, poeta tedesco, aveva accettato di tradurle nella sua lingua, dei romantici e dei pre-romantici, che furono un po’ meno dolenti dei romantici e assai più vivaci. Claudia Melica, studiosa di pre-romanticismo, con chiarezza introduceva il discorso, passando la parola e leggendo anche in tedesco. Pesava poi a voce certe parole scelte dai testi, in particolare quelle rimosse e sostituite. Giuseppe Garrera, idealmente rivolto verso il preciso momento del passato in cui le cose presero a significare, parlava di un amore esemplare per la mano del poeta intenta a comporre L’infinito. Federica Santoro infine argomentava che, ad essere onesti, non è proprio possibile leggere la poesia in presenza di chi ha scritto la poesia, e ci si può solo differire nell’interpretazione. Intorno regnava una discreta confusione di voci, semioscurità e microfoni che facevano cilecca. […]

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