Archivi mensili: aprile 2020


Leggete OBSOLETO ! Capitolo 5.

Lettura #13 di OBSOLETO capitolo 5 Urlare frasi a qualcuno dall’altra sponda del fiume. . . . . Si chiama prossemica quella parte della linguistica che, concentrando l’attenzione sulla distanza tra i parlanti, ci avverte che la misura dello spazio influisce sul modo di comunicare, con significative conseguenze sul contenuto stesso della comunicazione. La parola risale al 1963 e fu coniata da Edward Hall nell’ambito degli studi di antropologia che si interrogavano sull’uso culturale dello spazio e del corpo in relazione allo spazio. Si tratta dunque di una parola moderna che descrive però qualcosa di primitivo, non essendoci niente di più antico della disposizione reciproca degli umani, la quale precede qualunque (altro) segno linguistico, che sia parola, o gesto, o disegno. Negli stessi anni in cui nasceva la prossemica, molti erano gli sguardi attenti a valutare il potente valore semiotico dello spazio e del corpo, soprattutto negli Stati Uniti, ma non solo: in arte c’era la Minimal Art e la Land Art, ovvero due esiti spaziali e installativi della scultura; si diffonde la pratica del site specific, che consiste nella relazione intima e inscindibile tra opera e luogo, un legame in realtà antico se si pensa alle pale d’altare e […]

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Leggete OBSOLETO ! Capitolo 2.

Lettura #7 di OBSOLETO capitolo 2 Alla stazione: un libro davvero romantico. . . . . Nessun altro ambiente custodisce il carattere del romanzesco quanto le grandi stazioni all’alba, affollate di esistenze e di casualità. Potrebbe accadere di tutto, nella programmata routine dei pendolari. In fondo, l’unica suspense garantita da OBSOLETO è tutta qui, riposta nella eventualità che, da un momento all’altro, una frase prenda a significare qualcosa di attendibile, una coerenza che duri oltre la quindicina di parole; la traccia di una storia, magari. Come alla stazione, all’arrivo dei treni, le frasi si liberano in tutte le direzioni, e a piccoli gruppi raggiungono destini scollegati; o che, almeno dapprincipio, non sembrano dipendere gli uni dagli altri. Poi magari, andando avanti un pezzo di discorso si aggancia a un altro pezzo di discorso già letto un capitolo fa, qualche pagina addietro, dandoci l’impressione che — sotto sotto, in modo sparso, ormai insperabilmente, e desolatamente — a un certo punto stia per emergere la figura di un unico destino, che però, arrivati a questo punto della lettura, quasi ci dispiace. Ormai ci siamo abituati alla sconnessione e all’incoerenza del discorso, e una parte di noi ne è conquistata e ritiene che […]


Leggete OBSOLETO ! Capitolo 6.

Lettura #4 di OBSOLETO capitolo 6 Un romanzo da fiato sospeso. . . . . Il ritmo del respiro intreccia un rapporto originario con la narrazione. Quando non esisteva la scrittura, tutto ciò che si raccontava doveva fare affidamento sul ritmo e sulla durata del fiato, e quindi sulla drammaturgia della voce. Le frasi erano cadenzate, ricorsive e ripetitive nella struttura, spesso dialogiche, e mai troppo lunghe. Poi arrivò la scrittura e le frasi diventarono sempre più lunghe, più lunghe, più lunghe, fino a Proust. Da qualche parte del nostro inconscio di lettori, il fiato funge ancora da soglia del senso. La frase minima, ossia di minimo significato sufficiente, conclude il suo giro di parole molto prima che da un respiro si passi al successivo. E queste sono le frasi come, per esempio: ‘dimmi’, ‘capisci?’, ‘me ne vado’, ‘vattene’, e simili. Quando poi il periodare si fa più complesso, allora il respiro dovrà tener conto dei vari punti in cui il significato batte, in modo da poterne accompagnare l’espressione. Prima che Proust si risolva a chiudere una frase col punto, possono passare molto più di un centinaio di parole, e all’impresa di leggerle tutte non basta certamente un solo respiro. […]

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Leggete OBSOLETO ! Introduzione.

. OBSOLETO: niente da scrivere, tutto da leggere. Introduzione ad alcune letture del romanzo di Vincenzo Agnetti. . Forse OBSOLETO non fu scritto per essere letto, e si potrà pure immaginare che né Agnetti né Scheiwiller si preoccupassero troppo del rischio che il romanzo senza contenuto finisse soltanto sfogliato e poi messo da parte, ovvero collocato, come accade alle opere d’arte visiva — e non ai libri — in una posizione di guardabilità anziché di leggibilità, quale esperimento eccentrico ed extra-, oltre che de-, narrativo. È certo però che OBSOLETO non fu scritto per essere scritto. Vi si trovano infatti manifeste in modo radicale altre intenzioni operative che non la scrittura; e sono quelle intenzioni motivate dalla sensibilità sperimentale di impronta strutturalista, che negli anni della composizione [1] di OBSOLETO nutriva la linguistica e le teorie delle arti. OBSOLETO rappresenta un oggetto esterno tanto alla letteratura quanto all’arte; un essere-non-proprio che fa da punto di fuga negativo alla prospettiva di un doppio medium: il romanzo e il sistema linguistico della produzione di senso; entrambi usati per un reciproco annullamento. Eccessiva dominanza della funzione sintattica su quella semantica; simulazioni del senso, presto e continuamente interrotte; sostituzioni lessicali improprie; creazioni di lacune […]


Non usciamo (ma entriamo…)

Questo video è stato realizzato alla fine di marzo 2020 su invito di Alberto Vannetti, artista, ideatore e curatore dell’iniziativa Della resilienza Della sopravvivenza, presso il MAAAC Museo Area Archeologica Arte Contemporanea Cisternino. . . L’intersezione tra archeologia e arte contemporanea che caratterizza il museo MAAAC, si deve all’intelligenza e l’impegno di Alberto Vannetti, artista che ha sempre collocato la sua personale ricerca pittorica in un contesto di riflessione critica e politica sull’arte, anche attivando una straordinaria rete di relazioni e di scambi estetici fra artisti e al di fuori del mondo dell’arte. Negli anni Ottanta editore di Sottotraccia, poi di Opening, storica rivista d’arte contemporanea che attraeva le energie di più di una generazione di artisti e scrittori d’arte; ideatore e curatore di molte occasioni espositive, soprattutto a Roma; attivista politico; Alberto Vannetti fa arte relazionale da molto prima che l’etichetta sia entrata in circolazione, per etica e carattere superando certe categorizzazioni, rigide quanto scadute, che riguardano la figura, i comportamenti e il ruolo dell’artista in un ideale milieu sociale e di produzione artistica.

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