Leggete OBSOLETO ! Capitolo 5.


Lettura #13 di OBSOLETO

capitolo 5

Urlare frasi a qualcuno dall’altra sponda del fiume.

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Si chiama prossemica quella parte della linguistica che, concentrando l’attenzione sulla distanza tra i parlanti, ci avverte che la misura dello spazio influisce sul modo di comunicare, con significative conseguenze sul contenuto stesso della comunicazione. La parola risale al 1963 e fu coniata da Edward Hall nell’ambito degli studi di antropologia che si interrogavano sull’uso culturale dello spazio e del corpo in relazione allo spazio. Si tratta dunque di una parola moderna che descrive però qualcosa di primitivo, non essendoci niente di più antico della disposizione reciproca degli umani, la quale precede qualunque (altro) segno linguistico, che sia parola, o gesto, o disegno.

Negli stessi anni in cui nasceva la prossemica, molti erano gli sguardi attenti a valutare il potente valore semiotico dello spazio e del corpo, soprattutto negli Stati Uniti, ma non solo: in arte c’era la Minimal Art e la Land Art, ovvero due esiti spaziali e installativi della scultura; si diffonde la pratica del site specific, che consiste nella relazione intima e inscindibile tra opera e luogo, un legame in realtà antico se si pensa alle pale d’altare e agli affreschi di Pompei; la Body Art e l’Happening sono i due versanti performativi di una identica e nuovissima sensibilità estetica verso il comportamento e l’azione nello spazio, coltivata in tutte le esperienze artistiche che si sviluppano all’interno delle coordinate dettate dalla danza contemporanea, come nel Judson Dance Theater; il verbo ‘stare’ fa il suo ingresso nel cuore del lessico artistico, a descrivere l’occupazione di uno spazio e il modo come ci si pone, divenuto improvvisamente un fatto linguistico e mediale; infine, ovviamente, la grande fortuna che la tipografia e le tecniche grafiche conoscono nella comunicazione di massa, essendo poi assunti come medium da quasi tutti gli artisti delle Avanguardie, è segno della moderna consapevolezza spaziale del linguaggio, di cui OBSOLETO rappresenta uno straordinario effetto.

La prossemica, che nel prox- di proximity ha la sua radice, è particolarmente interessata alla costruzione dello spazio nei rapporti diretti tra gli individui, la loro vicinanza e contatto nel dialogo, e l’oralità vi gioca un grande ruolo. Poter parlare sottovoce o, invece, essere costretti ad urlare; parlare dall’alto verso il basso, o al contrario; in piedi, seduti o camminando; parlare guardandosi negli occhi o dandosi le spalle; parlare con i corpi distanziati, e nelle diverse misure della distanza; in casa o in ufficio o in palestra; queste e altre innumerevoli possibilità corrispondono a differenti effetti della comunicazione. Uno stesso contenuto verbale ne verrà alterato sia in produzione che in ricezione; e tanto per la costruzione culturale dello spazio, semiotizzato dalla collettività, quanto per una relazione soggettiva allo spazio culturalmente costruito. Quell’esigenza di misurazione, che in linguistica ha dato luogo a definizioni di vari nuclei minimi e combinabili, come fonema, morfema, semema, spazializzando al massimo l’edificio della lingua, con la prossemica si estende a un ambito che, pur essendo pre-verbale o non-verbale, ha un peso straordinario sull’espressione verbale messa in atto, ossia sul cosiddetto atto linguistico.

Non essendo il romanzo un atto comunicativo inscritto all’interno di una interlocuzione che vede la compresenza di due soggetti, il contenuto che proviene dalla lettura del romanzo per principio non subirebbe il condizionamento di variabili prossemiche. Ognuno legge il romanzo per sé, in una specie di dizione aderente al testo e tendenzialmente non soggettiva, per quanto individuale o personale. Esiste l’espressione ‘tra sé e sé’ che farebbe immaginare la sussistenza di una divaricazione interiore e intellettuale tra un Io che si dispone dalla parte del testo e un Io che gli sta di fronte e lo ascolta. Si tratta certamente di uno sdoppiamento apparente, o strumentalmente limitato a fingere uno scambio di informazione che in realtà avviene solo tra il testo e chi legge, per cui, leggendo, ci sarebbe un Io che fa Emma Bovary, e un Io che ascolta l’Io che fa Emma Bovary. Lo spazio del discorso è tutto mentale, e le variabili prossemiche tra i due Io dipendono da una misura di alterità tra l’Io-leggente e l’Io-testo.

In questa lettura individuale, il più delle volte, il carattere drammatico della voce è molto attenuato; ma è destinato a rafforzarsi nel caso che si legga ad alta voce, e soprattutto se si legge a qualcuno, che sia un pubblico o una persona sola: in questi casi, si tenderà a porgere il messaggio calibrandolo sulla situazione di ascolto; se si legge ai bambini, oppure in una piazza, oppure durante una lezione di letteratura, o a teatro, eccetera. È in questi casi che il contesto di dizione e il rapporto con il destinatario tornano a pesare sul senso del messaggio: ritorna la variabile prossemica, che adesso prende il romanzo come materia del messaggio nonché come scena ulteriore, ovvero spazio testuale che si sovrappone allo spazio reale in cui la lettura avviene. Interessantissima, questa intersezione tra lo spazio reale e lo spazio testuale, quando quest’ultimo è caratterizzato da una totale caratterizzazione volumetrica della lingua, tra denudate ragioni sintattiche e tipografiche. OBSOLETO, appunto.

Tratteremo OBSOLETO come materia di comunicazione tra due soggetti, sottoponendolo a una variabilità prossemica. Se abbiamo detto che il contenuto narrativo di OBSOLETO è sfuggente, in quanto il significato vi è disatteso fin dal livello lessico-sintattico, dandosi luogo a illogici sviamenti della frase percepiti come contraddizioni e vuoti di senso, allora si potrà vedere in che misura, quel fantasmatico contenuto, sarà reso più denso, sensibile e drammatico, dalla finzione di una situazione in cui sia lo spazio a farsi carico di una parte del senso. La finzione di un interlocutore, e quindi di uno spazio intersoggettivo variabile che modifichi le qualità della voce leggente, attribuendole un carattere espressivo dettato dall’esigenza comunicativa, susciterà una semantica originata dalla misura dello spazio.

Ecco allora la lettura che si svolge nella distanza di separazione assicurata da un fiume largo, meglio se le acque sono fragorose e disturbano l’ascolto. La persona (Io fittizio che ascolta OBSOLETO) è dall’altra parte e ci ascolta mentre noi (Io reale che legge OBSOLETO) ci sforziamo in tutti i modi di comunicarle certe notizie importantissime. Le notizie sono le frasi di OBSOLETO, urlate inflettendo la voce all’urgenza drammatica di un ordine, o promessa, o implorazione, o confessione.

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