Leggete OBSOLETO ! Capitolo 1.


Lettura #2 di OBSOLETO

capitolo 1

Cosa e perché vogliamo leggere.

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Leggere più volte ad alta voce un intero capitolo di OBSOLETO, ogni volta registrandosi. Nel leggere, esercitarsi a fingere l’espressione di una drammaticità, come se si stesse seguendo un filo narrativo; ovvero cercando di figurarsi l’intenzione di raccontare qualcosa di coerente. Non è importante che questo finto percorso duri a lungo: anzi, è probabile che sia frammentario e disconnesso. Lasciar passare qualche giorno tra una registrazione e l’altra, in modo da rimuovere la memoria di una precedente finzione del senso; in realtà: una finzione dell’intenzione del senso.

Una volta ottenute le registrazioni, con un programma di editing audio, sommare le tracce a due a due. Riascoltarsi. Fare attenzione a come cambia, nei vari punti del testo, l’intenzione di dare un senso.

Il catechismo dell’esperienza ci ha insegnato che quando leggiamo un romanzo — e OBSOLETO è dichiaratamente un romanzo — siamo portati naturalmente a identificarci con la voce narrante o con i personaggi narrati. Non vediamo l’ora che si realizzi questo cambio d’abito, processo di esproprio e sovrapposizione del nostro sguardo (parola) a quello della pagina; soggettivazione, nostra mansuetudine al punto di vista (di discorso); fiducia nel soggetto che esprime un contenuto, imprimendo un verso alle parole.

Ora, nonostante OBSOLETO sia un romanzo, i suoi evasivi intrecci narrativi e la natura indecidibile dei pronomi non favoriscono alcuna identificazione da parte nostra. Il processo di identificazione è programmaticamente sabotato, e OBSOLETO lavora contro la nostra ottimistica fiducia nella soggettività. Infatti, quando si dice che OBSOLETO è illeggibile, si vuole solo intendere che non è leggibile secondo un procedimento di soggettivazione. Il nostro istinto a far combaciare lo sguardo interiore con il discorso scritto, è costantemente frustrato. Il discorso cambia strada a differenti livelli, e la prova a identificarsi si rivela un passo falso che ci fa cadere nel vuoto.

È chiaro che OBSOLETO vuole metterci di fronte a una cruda verità: esistono strade che il soggetto non controlla e di cui riesce a malapena a intuire le ragioni al di là della forma linguistica, che pure si veste (ma in questo caso è più un travestimento) di chiarezza. A meno che, l’identificazione che il romanzo OBSOLETO pretende non sia proprio una soggettività che, come istinto e vocazione, ha essenzialmente lo scivolare e il cadere. Togliersi la terra da sotto i piedi: autosabotaggio, continuo e disperante suicidio narrativo; gag dello sfinimento; presa in giro.

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